LA COLLEZIONE VIDYA

I testi della “Collezione Vidyå”, pubblicati e presentati dall’Associazione Ecoculturale Parmenides, si riallacciano ad alcuni Rami orientali e occidentali della Conoscenza tradizionale quali la Qabbålåh, l’Ermetismo, l’Alchimia, l’Orfismo, il Platonismo e il Vedånta advaita espressioni di quella Tradizione universale che, pur essendo una, ha molte ramificazioni e varie presentazioni o adattamenti spazio­temporali.

Questa Tradizione primordiale, di ordine non umano in quanto riceve ispirazione dal Principio stesso (da non confondersi, quindi, con il semplice tradizionalismo culturale, sociale e politico delle varie Nazioni, né con una condizione preistorico­istintuale), addìta quella Filosofia dell’Essere che sa ridare dignità all’uomo, riportandolo alla sua condizione universale­principiale e inserendolo nel contesto armonico della Vita perché, in fondo, egli rappresenta una delle indefinite maglie della catena cosmica. La Tradizione insegna all’individuo irrequieto e conflittuale a trovare la via del ritorno all’Unità; la stessa simbologia tradizionale, sia quella dei Sacri Misteri occidentali che quella dei Veda-Upani≤ad, è attinente a quel processo di “scissura” o “caduta” dell’uomo e alla conseguente sua “ricomposizione” o “reintegrazione”.

Due punti sono costantemente presenti sia nelle opere di Raphael che nelle traduzioni e commenti ai testi, punti che – possiamo dire – rappresentano la sua “nota fondamentale”:

La Tradizione non deve costituire oggetto di semplice erudizione ma esperienza di
Raphael mira a manifestare e mettere in evidenza l’unità della Tradizione prevalentemente sotto l’aspetto
I testi curati da Raphael si innestano, come già precisato, alla Dottrina tradizionale, la quale non è metafisica teoretica o eruditiva né filosofia discorsiva né religione dogmatica, ma Filosofia realizzativa dell’Essere.

«Noi parliamo di Filosofia realizzativa – dice Raphael – perché ciò implica che essa va sperimentata e non memorizzata, deve costituire un modo di vivere ed essere. La “sperimentazione” consiste nel processo di assorbimento coscienziale fino ad essere tutt’uno con la Verità. Non dovremmo dimenticare che la Verità viene resa palese per essere meditata, assimilata e vissuta: non ha altro scopo… Considerare la Filosofia tradizionale in modo diverso significa snaturare la sua ragion d’essere, significa degradarla a semplice svago intellettuale».

Inoltre Raphael, e ciò costituisce un’opera di sintesi conoscitiva (che non è sincretismo o eclettismo), offre all’intuizione del lettore precisi punti di riferimento e di corrispondenza tra gli Insegnamenti dell’Oriente e dell’Occidente. Tali concordanze sono utili a coloro che seguono sia l’indirizzo occidentale che quello orientale, in quanto fanno comprendere come, al di là degli adattamenti spazio­temporali, la Philosophia perennis, che non ha storia e non è stata formulata da mente umana in quanto tale, «comprende verità universali di cui nessun popolo e nessuna epoca possono rivendicare il possesso»; è per mancanza di “comprensione” o “visione sintetica” che si considera un particolare Ramo come il solo e l’unico attendibile, e da questa posizione non può che nascere contrapposizione e fanatismo. Quello che degenera la Dottrina è il sentimentalismo devozionale fanatico e l’intellettualismo sterile, dogmatico e critico, separativo e orgoglioso.

TRADIZIONE ORIENTALE

La Tradizione indù, nel suo complesso, è essenzialmente fondata sui Veda, parola che significa Conoscenza tradizionale per eccellenza e Scienza Sacra. Le diverse concezioni metafisiche e cosmologiche dell’India sono sviluppi, “prospettazioni” (darśana), per nulla incompatibili, dell’unica dottrina costituita dai Veda, principio e fondamento di tutti i Rami derivati.

Il Vedånta, etimologicamente “fine dei Veda”, è uno dei sei darśana della spiritualità indù e si basa sull’insegnamento contenuto nelle Upaniṣad, che sono parte integrante dei Veda stessi. L’espressione “fine dei Veda” deve essere intesa nel doppio significato di “conclusione”, essendo le Upaniṣad l’ultima parte dei testi vedici, e di “scopo” perché quanto vi è insegnato è lo scopo ultimo dell’intera Conoscenza tradizionale.

In merito ai testi tradotti vanno considerati alcuni aspetti di particolare rilievo.

Alcune opere costituiscono una vera e propria rarità, sia perché sono tradotte per la prima volta in italiano direttamente dal sanscrito, sia perché ci offrono l’opportunità di conoscere il pensiero di due dei più grandi filosofi che l’India abbia mai avuto: Gauƒapåda e Âa§kara. Gauƒapåda ha presentato nella sua opera la dottrina della non-generazione (Ajåtivåda) o la via del senza-sostegno (Asparśavåda), Âa§kara ha codificato il Vedånta advaita, la più ardita metafisica che si conosca.
I commenti di Raphael rivestono grande importanza se si pensa che Egli ha tenuto presente i seguenti punti:
Rimanere fedele alla Tradizione advaita e asparśa entro cui tali testi si
Renderli accessibili all’occidentale con una metodologia concettuale aderente al suo tipo di mente e alla sua particolare ricezione, senza menomare, volgarizzare o costringere in un “sistema” l’
Stimolare adeguatamente la coscienza del lettore, essendo lo stesso Raphael un advaitin-asparśin praticante e attivo.
Nella concezione tradizionale ha valore solo la Dottrina e non l’individualità che la presenta ed è per questo che Raphael pone l’accento sulla trasmissione efficace dell’Insegnamento, rifuggendo da ogni desiderio di esprimere contenuti personalizzati della Dottrina. Egli è un interprete fedele e il suo sforzo consiste unicamente nel conferire alla Dottrina un’espressione singolarmente incisiva.

TRADIZIONE OCCIDENTALE

La filosofia di Orfeo, Pitagora, Parmenide, Platone e Plotino è la formulazione concettuale o la codificazione dell’Insegnamento dei Sacri Misteri greci; questi costituiscono un corpo dottrinario tradizionale il cui fine è di additare all’individuo “caduto” la via dell’affrancamento dal mondo sensibile.

La Tradizione orfica, seguendo la Dottrina unica universale, considera l’anima-intelligibile racchiusa nel corpo sensibile; compito dell’ente è sorgere da questa “tomba” e risvegliarsi al riconoscimento della propria immortalità; ciò che vi è di divino nell’uomo deve tornare al Divino, in ciò consisteva la catarsi orfica.

L’importanza dell’Orfismo viene riconosciuta anche da alcuni studiosi di filosofia che affermano: «… senza l’Orfismo non spiegheremmo Pitagora, Eraclito, Empedocle e, naturalmente, non Platone e quanto da lui deriva». Platone, a sua volta, è un trasmettitore della Tradizione misterica occidentale, la sua filosofia è continuazione dell’Insegnamento orfico e pitagorico. Egli è un grande iniziato dei Sacri Misteri greci dai quali trae il contenuto metafisico (Grandi Misteri) della sua Dottrina:

«E certamente non furono degli sciocchi coloro che istituirono i Misteri: e in verità già dai tempi antichi ci hanno rivelato velatamente che… colui che si è iniziato e si è purificato, giungendo colà, abiterà con gli Dei. Infatti, gli interpreti dei Misteri dicono che i “portatori di ferule sono molti, ma i Bacchi sono pochi”. E costoro, io penso, non sono se non coloro che praticano rettamente la filosofia» (Fedone, 69 c­d).

La continuità della Tradizione platonica si ritrova in Plotino, il più importante esponente del Neoplatonismo che afferma:

«…ed ecco che questi nostri ragionari non sono una novità, né datan da oggi, ma sono stati fatti da gran tempo sia pure non esplicitamente, e i nostri ragionamenti attuali si presentano solo come interpretazione di quelli antichi con testi che ci garantiscono che queste Dottrine sono antiche, proprio attraverso gli scritti di lui, di Platone» (Enneadi, V, I, 8).

La Tradizione Ermetica, costituita essenzialmente dal Corpus Hermeticum e dall’Asclepius, risale a Ermete Trismegisto (“tre volte grande”) depositario della sapienza divina. L’insegnamento alchemico-ermetico, chiamato anche “Arte Regale”, si basa su un processo puramente interiore di “solve et coagula” (soluzione e fissazione) da realizzarsi a vari livelli esistenziali.

Per quanto riguarda la Qabbålåh, che significa “ricezione”, “trasmissione”, il suo insegnamento si basa sull’Albero sephirotico che rappresenta un simbolo che può essere meditato a livello metafisico, ontologico, teurgico e psicologico.

Le opere di Raphael riguardanti la Tradizione occidentale non sono saggi culturali, ma indicano dei sentieri realizzativi in cui il ricercatore può trovare dei precisi riferimenti alle varie tappe dell’ascesi spirituale. La filosofia di Orfeo, Parmenide, Platone e Plotino rappresenta per l’Occidente la trasmissione di conoscenze di ordine universale che Raphael rivivifica alla luce della Metafisica tradizionale. Tali insegnamenti possono rappresentare per l’occidentale ciò che per gli orientali rappresentano i Veda, le Upani≤ad, la Bhagavadg¤tå, ecc.

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